Don Marzio, malalingua viperigna della "Bottega del caffè" di Carlo Goldoni, è forse il più famoso maldicente della nostra letteratura perché è quello che non sa interessarsi del prossimo se non per malignità e per amore del pettegolezzo. Ma questo non avviene solo nella letteratura. Spesso si verifica anche nella vita di tutti i giorni, è diventato proverbiale dire: "è un don Marzio" facendo riferimento a un pettegolo maligno, un maldicente.
Purtroppo molte persone, per ignoranza o invidia, fanno in fretta a giudicare gli altri senza conoscerli. "La volpe che non arriva all'uva dice che è acerba"..
Oggetto dei pettegolezzi sono spesso le donne, dato alquanto preoccupante perchè connota una mentalità tipicamente maschilista, ma non solo, indica la scarsa coesione del genere femminile, spesso artefice del pettegolezzo stesso sulle colleghe. E' nauseante che in un mondo come il nostro non si dia sufficiente spazio al merito e all'impegno. Una persona secondo alcune persone deve per forza essere "l'amante di.."per fare qualcosa nella vita..Forse tali persone parlano per esperienza personale, ma c'è ancora chi va avanti facendosi il mazzo e lavorando giorno e notte. Grazie a Dio i miei genitori mi hanno trasmesso il valore dell'impegno e della fatica che porta a ottenere dei risultati, perchè è meglio guardarsi allo specchio con orgoglio e preservare la propria dignità. Chi la pensa così viene percepito come fosse un "alieno" quando dovrebbe essere scontato che tutti vadano avanti grazie alle proprie capacità.
Ma dove andremo a finire? Bisogna cambiare mentalità e credere di nuovo in ideali che evidentemente si stanno perdendo. Se essere persone "pulite" viene percepito come difetto e sintomo d'ingenuità decisamente significa che qualcosa non va nella mentalità comune. Abbiamo bisogno di credere in persone eticamente valide che facciano seguire alle parole i fatti, persone "normali" in cui identificarsi e in cui riporre la propria fiducia. Non è possibile che chi cerca di portare avanti i propri sogni con correttezza e impegno debba incontrare ostacoli perchè se tutti fanno in altro modo, allora devi farlo anche tu. Ma dove sta scritto?
Chi ha necessità di mettersi in mostra, di essere ammirato, chi vuole il plauso di un'eccellenza che reputa incontestabile, spesso finisce a parlare male degli altri.
Non si sparla solo per nuocere agli altri. Lo si fa anche perché ci si sente migliori degli altri: lo screditare gli altri è il miglior modo per rivalutare se stessi. Almeno così si pensa. Se non c'è l'orgoglio alla radice della maldicenza, sicuramente non c'è l'umiltà.
E che dire di quelli che usano la maldicenza per farsi ammirare per il fatto di avere un'informazione esclusiva? Le parole del maldicente sono come ghiottonerie. Ci piace ascoltare perché ci fanno sentire migliori di altri. Esse infatti buttano giù e svalutano le persone che ci sono poco simpatiche.
La maldicenza ha contorni difficili. Confina a destra con l'invidia, a sinistra con la menzogna, in alto con l'ipocrisia, in basso con la viltà e attinge in tutti e quattro i punti cardinali.
Il serpente ha la lingua biforcuta, a due punte, come dice Aristotele; tale e quale è quella del maldicente, che con un sol morso avvelena l'orecchio di chi ascolta e il buon nome di colui di cui parla male.
mercoledì 9 aprile 2008
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2 commenti:
perfettamente d'accordo con quanto scrivi. Non so se lo hai fatto perché sei stata "vittina" di malelingue,oppure semplicemente hai scritto un articolo, sta di fatto che oggi lo sport nazionale non é il calcio ma la maldicenza! Sono convinto che la maggior parte lo faccia per invidia, perché chi ha grandi sogni e sta cercando di realizzarli o gli ha gia conquistati (con fatica e sudore) é sempre invidiato! ciao ciao
BS"D
Ciao. Abbiamo apprezzato molto il tuo post perché anche noi siamo in guerra contro la maldicenza. Hai scritto molte cose giuste, e anche noi siamo convinti che con la buona educazione si possa debellare questa piaga.
E hai ragione a paragonarla a una "ghiottoneria". Ma non lo è solo per chi la vuole ascoltare, lo è anche per chi la dice: chi vuole rivelare qualcosa, anche se sa che sta facendo del male, ha l'impressione di avere uno zuccheratissimo pettegolezzo sulla punta della lingua, e sente un impulso irrefrenabile a gustarlo, cioè a raccontare la cosa. E troppo tardi si accorge che non era poi veramente dolce come il cattivo istinto gli ha fatto credere. Auguri per il blog, che possa sempre essere gossip-free.
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